L’esistenza dell’abisso è nota da tempo immemorabile. La videro, un secolo avanti Cristo, i Cimbri in fuga sotto l’incalzare delle legioni di Mario, e forse Eugenio di Savoia, quando negli albori del settecento valicò le Alpi con una marcia leggendaria, s’affacciò al suo orlo pieno di mistero e d’orrore.
Ma nessuno mai v’era penetrato.
[...] Narrano i pastori d’aver saputo dai padri che un tempo, nelle notti di bufera, al tuono rimbombante nel cielo facevano eco lugubri boati sorgenti dall’abisso. Narrano ancora d’aver saputo dai padri che una volta un folle tentò di violare il mistero: munito di un campanaccio s’era fatto calare, legato ad una fune, sin poco oltre l’orlo della “spluga”, avvertendo di ritirarlo subito non appena egli avesse cessato di agitare l’arnese; a un tratto fu silenzio nella voragine, i pastori trassero la fune e sull’orlo apparve un fantasma d’uomo, divenuto improvvisamente nero per tutta la pelle e, per giunta, muto.
[...] Narrano ancora i pastori d’aver saputo dai padri che, in una notte lontana nel tempo un grido orribile aveva lacerato l’alto silenzio della montagna; e quel grido aveva percosso l’orecchio dei malghesi risuonandovi a lungo, come talvolta sembra che la vampa di una folgore resti fissata nella pupilla che altro non vede che color di fuoco: un contrabbandiere (il confine sfiorava il dirupo che dal Corno d’Aquilio strapiomba nella Val d’Adige) era precipitato nell’orrido: quel grido fu il primo e l’ultimo della sola creatura umana che sia penetrata nell’abisso.
E altre leggende fiorirono ancora; ma una più di tutte: quella che confermava l’inviolabilità dell’abisso. Tutte le grotte del Carso, migliaia, erano state violate ed esplorate. Questa mai. Solo i corvi v’avean fatto il nido; e a sera riempivan il cielo delle loro acute strida, volando in larghi giri intorno all’apertura della voragine; e poi si precipitavano ad un tratto a picco, sparendo nel buio che nel tramonto, diveniva ancor più fosco dei neri uccelli del malaugurio.

Freddi L. – L’anticamera dell’inferno: l’esplorazione dell’abisso più profondo del mondo. Milano, 1927.

 
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