Schiena contro schiena, vigili ad ogni asperità della parete per guidarsi coi piedi e impedire alla corda di girare, questi due scendono lentamente, sussultando ad ogni balzo della corda che diviene a mano a mano di una esasperante elasticità; dopo una trentina di metri la fioca luce penetrante dall’esterno fa intravedere la visione... riposante del fondo, un centinaio di metri più sotto, molto più ampio di quanto l’alone della lampada non aveva permesso di vedere nel primo sondaggio.
Dopo una quindicina di minuti il fondo è raggiunto e il palanchino abbandonato. Il pozzo, molto largo quaggiù (metri 40 x 18), illuminato dalla luce esterna che riverbera sulle viscide pareti lucenti, presenta ora una visione mirabile.
Gli ampi solchi scavati dallo scolare millenario delle acque, simili nella penombra a nere colonne fantastiche che salgono snelle e maestose a sorreggere lassù un piccolo cerchio luminoso, oltre il quale un timido raggio di sole cerca di forzare le tenebre, danno la fantastica parvenza di cattedrali gotiche, di misteriosi castelli di sogno.

S.U.C.A.I. Verona, Stegagno G. 1927 – L’abisso più profondo del mondo finora esplorato. L’esplorazione della Spluga della Preta. Le Grotte d’Italia, n. 1, 2, 1927.

 
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Accademia della Lessinia